La notte ha la forma del grido di un lupo [atelier]
atelier #2 ––novembre 2026
{residenze + atelier}
Un appuntamento notturno, una temporalità non straight che si addensa, ritorna, devia — si dilata, si perde. Tra veglia e sonno, paura e desiderio, sprofondiamo nella notte, materia da abitare, divorare e spostare altrove. Ad accompagnarci le parole di Monique Wittig e Sande Zeig in Appunti per un dizionario delle amanti e un verso di Alejandra Pizarnik, poeta lesbica argentina, che dà il titolo alla ricerca.
Nell’oscurità affiorano altre cosmologie: branchi, orde, sciami. Due corpi diventano molti, i confini si fanno porosi e compaiono antenne, peli, penne, zampe, artigli, squame, bocche. La notte ha la forma del grido di un lupo si sottrae all’urgenza di procedere, produrre, arrivare da qualche parte. Qui la durata diventa resistenza: durare un attimo di più di chi ci vuole morte, resistere una notte ancora. E nell’oscurità, quando le forme conosciute perdono i propri contorni, intravedere il bagliore di altri mondi possibili.
"La notte ha la forma del grido di un lupo" nasce da una ricerca sul tempo, la durata e le forme che assumono le emozioni quando vengono lasciate espandere.
Il progetto prende forma a BASE attraverso un atelier con dieci performer, prosecuzione di un percorso di ricerca già avviato dalle artiste. Tre giorni di pratiche condivise confluiscono in una performance durational di tre ore in cui la ricerca continua davanti e insieme al pubblico.
atelier #1 –––giugno 2026
{residenze + atelier}
«sono nata tanto, tanto tanto tanto tanto
fino a polverizzarsi gli occhi
qui viviamo con una mano alla gola»*
Vorremmo lavorare sulla temporalità – sul tempo e sulla durata. Sperimentare formati temporali molto lunghi che abitano la notte, sprofondare in mondi oscuri, come quelli che stiamo vivendo, ma spostati altrove. Dormire, uscire, spostare il tempo.
Ci portiamo dietro delle parole: di Alejandra Pizarnik, Monique Wittig, Anne Carson, Layla Martinez, Shelley Jackson. E nel punto più profondo dell’oscurità, immaginiamo bagliori di altri mondi, altre cosmologie si aprono – con Wittig e Zeig di Appunti per un dizionario delle amanti diamo appuntamento notturno a popolazioni di cavalle, lupe, leonesse, marmotte e serpente. Branchi, orde, sciami. Nella notte, sui corpi delle amanti spuntano antenne, peli, pellicce, penne, zampe, artigli, barbe, squame, clitoridi, bocche.
La durata per noi ha a che fare con la resistenza, con la persistenza. Durare un attimo di più, resistere una notte ancora.
Immaginiamo uno spazio-laboratorio, un atelier di ricerca e di indagine, un’immersione nelle pratiche.
«della notte so poco / ma di me la notte sembra sapere molto / forse la notte è nulla, e nulla le nostre congetture, e nulla gli esseri che la vivono / ma accade che la notte, ne senta il pianto nelle ossa / un giorno torneremo a essere.»*
*Alexandra Pizarnik, La figlia dell’insonnia
di e con Silvia Calderoni, Ilenia Caleo + 10 performer in via di definizione